
… dove eravamo rimasti? Ah già: un mondo per la maggior parte allagato da un diluvio avvenuto secoli prima; un giovane avventuriero che, grazie a una clessidra magica, riesce a sollevare le sorti delle genti che vivevano in quelle aree e… pirati! Questa, sommariamente, la storia di quel grande classico per DS che risponde al nome di
Phantom Hourglass, primo episodio della pluripremiata serie The Legend of Zelda ad approdare sulle liete sponde del portatile a due schermi di casa Nintendo. Era il 2007, e il gioco approdava felicemente sulle nostre piattaforme PAL: oggi la serie torna, ed è un vero piacere poter dire che Phantom Hourglass lascia il suo scettro in degne mani, cedendo il posto finora occupato nella classifica degli adventure per DS al suo successore.
Spirit Tracks, che è un seguito a tutti gli effetti del capostipite su DS della saga più famosa di casa Nintendo, è un prodotto clamorosamente ben riuscito, raffinato, profondo e gustosissimo, che appassionerà i casual gamers ma soprattutto, udite udite!, i duri e puri del gameplay zeldoso… e ci riesce, paradossale dirlo, in un modo inatteso che proveremo a spiegare in questa recensione. Una sola considerazione, chiudendo questo incipit: se non siete convinti che uno Zelda su console portatile possa essere epico, appassionante e coinvolgente… beh, preparatevi a ricredervi pesantemente!

Iniziamo col dire che dal punto di vista grafico molto poco è cambiato, ma quello che ha subìto modifiche si vede ed è assolutamente apprezzabile. Oltre ad una fluidità maggiore, è ravvisabile soprattutto una quantità e qualità di dettaglio superiore: si va dall’interfaccia (con animazioni nei menu, cutscenes più lunghe ed elaborate, piccole chicche sparse fra i livelli) alle sezioni di gameplay vere e proprie (all’interno dei dungeons così come nei villaggi): i rimandi a
Phantom Hourglass sono più che sporadici, lo stile grafico è in larga misura immutato, anche se il level design è ampiamente rivisto e, incredibile a dirsi, assolutamente migliorato. Tutte le zone esplorabili paiono più complesse, più elaborate, suddivise come sono in microaree esplorabili (se ne ha un esempio appena entrati nel vivo del gioco, nel castello all’inizio, con i suoi piani suddivisi in aree esplorabili su livelli differenti), il che conferisce al titolo un’immagine differente rispetto a quella abitualmente alloggiata nelle memorie dei fans di vecchia data. E’, questo, uno degli aspetti che maggiormente fa avvertire all’hardcore Zelda fan un senso di freschezza e novità collegate a
Spirit Tracks: pur ritrovandosi spesso in situazioni che rimandano a ben noti deja-vu (clichés che ritornano come da consolidata prassi, ad esempio!), l’intera avventura poggia su sezioni di puzzle solving che presentano però soluzioni e metodologie di esecuzione inedite per la serie; pur avendo giocato ogni singolo capitolo della storia zeldosa, in Spirit Tracks, anche nelle fasi iniziali, ci è capitato di inciampare in sezioni che, paradossalmente, ci hanno visti bloccati a domandarci come un qualsiasi neofita “… e adesso? Che faccio???”. Ecco perché viene spontaneo dire che Spirit Tracks è senza ombra di dubbio uno degli Zelda più freschi, nuovi e “difficili” degli ultimi anni. Difficile, per l’appunto, non nel senso di frustrante, ma di stimolante, di continuamente propositivo dal punto di vista della sfida.

Uno degli updates di maggior rilievo rispetto a
Phantom Hourglass è quello apportato al comparto audio: motivetti nuovi, gradevoli, anche se nella fase iniziale del titolo forse di eccessiva semplicità. Anche e soprattutto gli effetti danno un sapore diverso al titolo: sospiri, mugugni e versacci (anche stavolta niente parlato) la fanno da padrone, insieme a un set completo di rumori d’ambiente (stupefacentemente ben riproposti i passi!) completamente rivisitato. Un dettaglio che non ci è sfuggito, questo, e che efficacemente aggiunge profondità al gioco stesso.
Spirit Tracks dispone infatti di una trama che, vi farà piacere saperlo, prende il largo molto velocemente dopo la prima mezz’ora di gioco, e che saprà appassionarvi gradualmente sempre di più: pur con l’espediente totalmente inedito del treno, che potrebbe sembrare troppo fanciullesco ai più, questo Zelda per DS riesce nel difficile compito di tenerci col fiato sospeso in più punti, proponendo un twist molto forte nell’intreccio fin da subito, e una nuova razza (i Lokomos) assolutamente affascinante. Coinvolgente, appassionante, rivisitato e perfezionato in molti aspetti… sembrerebbe una miniera d’oro questo
Spirit Tracks!
Passando ad analizzare il gameplay puro, ancora una volta sono i rimandi a
Phantom Hourglass a fare capolino, così come appaiono subito evidenti alcune migliorie apportate soprattutto al controllo del personaggio. Le fasi di spostamento e di raccolta di oggetti sembrano più agevoli e precise, così come le aggiunte del tutto nuove: menzion d’onore al grande protagonista di questa avventura, ovvero lo Spirit Flute. Trattasi della riedizione in chiave panpipes dell’indimenticabile Ocarina, da suonare “realmente” spostando lo strumento sul touch screen e soffiando nel microfono del DS: idea azzeccatissima, funzionale e eccellentemente implementata (funziona, per come è stata inserita nel gioco, anche meglio della stessa Ocarina!). Abbastanza macchinoso invece l’uso degli oggetti, in particolare del primo a venire acquisito fra questi (niente spoiler, tranquilli!), che avrebbe preferito di gran lunga una gestione via tasto per l’attivazione e disattivazione… discorso che potrebbe valere per quasi tutti gli ausili utilizzati da Link.

Lo svolgersi progressivo di
Spirit Tracks è vicino a quello dei classici Zelda, con fasi di esplorazione che ci porteranno di volta in volta a incontrare personaggi che poi ci apriranno nuove strade verso dungeons e aree di mondo esplorabile; a sostituire la cara vecchia bagnarola di
Phantom Hourglass, come già detto, sarà stavolta il nostro fido locomotore, gestibile in velocità e tragitti, e per il quale passerete la maggior parte del tempo a dar sfogo al potente sbuffo (sembra una dappocaggine… ma, credeteci, è tremendamente addictive!). Le parti in treno, però, sono forse l’unica fase davvero insoddisfacente di Spirit Tracks, o per meglio dire la meno riuscita: il paesaggio è troppo povero di imprevisti e cambi di rotta, e anche quando potenziato il nostro treno pare sempre un po’ troppo lento. Si tratta di un aspetto che avremmo voluto vedere maggiormente definito, forte magari di qualche inatteso evento sapientemente disseminato qua e là, così come invece sono state risolte o eliminate alcune delle magagne presenti nel predecessore per DS (su tutte il fastidiosissimo backtracking continuo nel tempio centrale, da ripercorrere ogni volta dall’inizio: niente di tutto ciò in
Spirit Tracks, anzi… ). Per il resto, senza spoilerare alcunché di ambientazioni e trama, sappiate che Spirit Tracks è un’opera assolutamente gradevole, longeva e impegnativa: non lo terminerete prima di 20/25 ore, e l’abbondante presenza di sidequests vi porterà altresì a tornare sui vostri passi per entrare nuovamente in questo nuovo mondo zeldoso. Nota a margine relativa al ritorno della modalità multiplayer, per la quale è richiesta una sola scheda in download play, che si presenta molto simile a quella visto in Phantom Hourglass, con alcune piccole modifiche nella gestione della sfida… insomma, l’avrete capito: Nintendo ha fatto centro un’altra volta!
Concludendo:
Nuovi oggetti, nuove locations e nuovi personaggi farciscono sapientemente le diverse fasi di gioco, ma siate preparati: la vostra conoscenza dell’universo di Zelda non vi salverà nelle situazioni dove l’ingegno è richiesto per proseguire. In parte inatteso, quello che
Zelda Spirit Tracks dimostra d’essere è soprattutto una ventata d’aria fresca nel panorama della saga. Da mesi siamo al corrente di quello che avrebbe presentato, e pensavamo a torto di trovarci di fronte a un clone bello e buono di
Phantom Hourglass… ci sbagliavamo, e di brutto! Spirit Tracks è infatti uno Zelda in tutto e per tutto, pieno di enigmi, di dungeons e di sfide vere, anche per i giocatori più navigati. Ha fascino, gode di una trama ottimamente congeniata, e può fare affidamento su tutto lo charme di un franchise che, chissà quanto volontariamente, contribuisce innegabilmente a rinvigorire. Spirit Tracks sarà il vostro più bel regalo di Natale: acquisto imprescindibile per chiunque possieda un DS!
Grafica: 10
Nintendo sa usare il suo hardware, e questo è ben noto. Quello che non ci saremmo aspettati è il riscontrare ulteriori migliorie rispetto al già sbalorditivo comparto tecnico di Phantom Hourglass, di poco differente da quello di Spirit Tracks, ma che riesce ad evolversi portando ancora piccoli ritocchi e miglioramenti nei dettagli. Maggiore fluidità riscontrabile in quasi tutte le sezioni di gioco.
Sonoro: 9,5
Assolutamente di primissimo piano, grazie a un’effettistica ampiamente rivisitata in quantità e qualità. Musiche – come sempre – assolutamente gradevoli (anche se all’inizio potrebbero lasciare perplessi per l’effettiva semplicità), ancora assente il supporto al parlato… sentiremo mai questi mitici personaggi proferire verbo???
Giocabilità: 9
Assolutamente impeccabile: i controlli via pennino sono stati migliorati e resi più precisi, e ora il numero di falsi input o di imprecisioni di ogni genere è ridotto quasi a zero. Nuovi enigmi, un level design pazzesco e una difficoltà mostruosamente ben calibrata fanno di Spirit Tracks un gioco che riesce ad appassionare dall’inizio alla fine. Unico rimpianto: il non poterlo giocare ANCHE, in alternativa, per mezzo dei tasti (in alcuni frangenti l’uso facoltativo del D-Pad si rimpiange un poco, come nell’attivazione o nella scelta degli oggetti).
Longevità: 9
Un’avventura impegnativa, gradevolissima e mai tediosa, per un totale che supera abbondantemente le 40 ore se si considerano le sidequests disseminate per tutta la mappa. Comparto multiplayer che costituisce un divertente diversivo, ma scollegato completamente dal single player dal punto di vista della trama, e quindi solo abbozzato.
GLOBALE: 9.5
The Legend of Zelda: Spirit Tracks mette la freccia e sorpassa senza colpo ferire il suo predecessore in praticamente ogni aspetto apprezzabile. Sostituendo alle parti meno riuscite di
Phantom Hourglass delle fasi di gioco assolutamente gradevoli, il risultato è il miglior Zelda dell’era portatile nel quale ci si possa imbattere. In controtendenza rispetto agli ultimi episodi, la difficoltà è stata visibilmente e apprezzabilmente aumentata, aggiungendo delle novità nel level design e proponendo così un livello di sfida adeguato anche ai veterani della serie. Bellissimo da vedere, da sentire e da giocare, Spirit Tracks non deve mancare nella collezione di ogni possessore di DS, ed è destinato a scavare un solco nel cuore degli amanti della saga. Lunga vita a Spirit Tracks!
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